
Interrompiamo la regolare programmazione per un comunicato ufficiale a reti unificate: il mondo sta per finire. L’han detto i Muse.
Oh, è andata così, capita. Vi restano pochi secondi di vita, passateli un po’ come vi pare. Io li passerò a spalare merda sui Muse perché ce l’hanno veramente iettata.
Dieci anni fa, i Muse hanno raccolto il puzzolente fardello smoccolato del Britpop, l’hanno strofinato sulla tomba di Freddie Mercury e spedito su Alfa Centauri per poi riproporcelo sotto forma di scoregge acutissime. E tutti a urlare al miracolo.
Ma a quel tempo non potevamo sapere di quali oscuri presagi si faceva ambasciatore Matthew Bellamy. Infatti, nel primo album, i riferimenti apocalittico-spaziali erano piuttosto sporadici, se non quasi del tutto limitati alla copertina. Ma da Origin of Symmetry in poi, la discografia del gruppo si è trasformata in un tripudio di terrificanti cospirazioni, corpi celesti deflagrati e scenari di fantapolitica a metà tra Orwell e Urania. E nel nuovo album non si sono certo dati al minimalismo negli arrangiamenti e nei contenuti… Anzi, hanno ambito, se possibile, ad essere ancora più sboroni. “Supermassive sboroni”, per la precisione.
Partiamo dal singolo “Uprising”, tipico esempio di Bellamy nelle vesti di fattucchiera paranoico-rivoluzionaria:
Lascia che la rivoluzione faccia il suo corso
Se tu potessi premere un interruttore e aprire il tuo terzo occhio
Vedresti che
Non c’è da aver paura della morte
Insorgete e riprendetevi il potere!
Poi si parla di selezione (in)naturale post-Gattaca (“Unnatural Selection”):
Cerca di superare la tempesta
Mentre cercano di convincerti
Che loro sono quelli speciali
Noi non siamo stati scelti
L’ingiustizia è all’ordine del giorno
Non sarai il primo e non sarai l’ultimo
Esagerati! Per ora hanno solo slittato Ballarò e Matrix… Ma procediamo con abili esperimenti di Risiko (“United States of Eurasia”):
Queste guerre non possono essere vinte
C’è nessuno che sappia o a cui importi come sono iniziate?
Ci continuano solo a garantire che andranno avanti all’infinito
Ma presto capiremo
Che possono essere soltanto una cosa unica
Stati Uniti
Stati Uniti d’Eurasia
Il Vecchio Contintente è chiaramente troppo piccolo per contenere i Muse. Altro che Turchia nell’Unione, questi vogliono espandersi fino al Sol Levante.
E concludiamo con alcune delle strofe più significative mai partorite da Bellamy dopo aver pasteggiato col cervello in pappa di Philip K. Dick per poi vomitarlo sulla sinfonia in tre parti (’sticazzi) che chiude l’album:
Chi siamo?
Dove siamo?
Quando siamo?
Perché siamo?
Chi siamo?
Dove siamo?
Perché, perché, perché?
Ce lo chiediamo anche noi, intergalattico uccellaccio del malaugrio, insulso Cavaliere dello Zodiaco armato di pianola.
I Muse sono ormai diventati i Testimoni di Geova del rock. Ti svegliano di domenica mattina con le loro schitarrate distorte per dirti al citofono che il mondo sta per finire. Ma i Testimoni di Geova perlomeno cercano di proporti una soluzione per salvarti dal Giudizio Universale… I Muse, invece, si limitano a rintronarti, blaterando di apocalissi post-atomiche e buchi neri supergiganti. E continueranno a farlo, sempre e comunque, un’ottava sopra.
Archiviato in:PT 9 : Apocalissi , apocalissi, fine del mondo, Muse, The Resistance, Traduzione, United States of Eurasia, Uprising

