
Dato che la scena internazionale non offre spunti per un nuovo post, questa volta giochiamo in casa. È arrivato il momento di fare il punto su Cecilia Cipressi in arte Syria, perché dopo dieci anni di carriera nell’industria musicale è finalmente riuscita a far parlare di sé. Mostrando le tette.
Ma andiamo un po’ a ritroso per cercare di ricostruire la parabola impazzita di questa camaleontica attention-whore romana, che mostra evidenti sintomi di sdoppiamento della pop-personalità (come Beyoncé?) e che, stringi stringi, è più insulsa e monocorde della sua stessa voce.
Syria sbarca a Sanremo nel ‘95, dove vince nella categoria Giovani con “Non Ci Sto”, brano firmato dall’anziano talent-scout Claudio Mattone, noto ai più come l’autore di “Cacao Meravigliao” (sul serio). L’anno successivo, arriva terza nei Big con “Sei Tu”, brano adolescenziale gnè-gnè sob-sob di cui ancora rimane da decifrare il verso “Se tu fossi un cielo azzurro / Forse io non ci starei”. La cantante guadagna un discreto successo e le viene dedicata un’intera nazione del Vicino Oriente.
Seguono cinque album con numerose collaborazioni di rilievo, ma finiscono tutti, puntualmente, negli scaffali degli scarti, in offerta a 2,99€. E nel 2008, un dubbio inizia a tormentare la giovane promessa della musica italiana che giovane non è più: “Ma… ma… non mi caga più nessuno?” Si inaugura, quindi, quella che nei libri di storia verrà ricordata come l’Era del Riciclaggio Paraculo di Syria, una che, pur di restare a galla e guadagnarsi il suo posticino, passa con disinvoltura da un duetto con Mauro Ermanno Giovanardi a uno coi Finley.
Peroni: Amo’, ti ho trovato un duetto.
Syria: Oh, era ora eh!
Peroni: Con Giovanardi.
Syria: Grande! Jovanotti, figata!
Peroni: No, non Jovanotti. Giovanardi, Mauro Ermanno.
Syria: E CHI CAZZO È?
Peroni: Ehm, La Crus… Tieni, ecco una sua foto.
Syria: ODDIO MA CHE È ‘STA COSA? PARE LO SFILATINO DE’ YURI CHECHI!
Peroni: Amo’, ti avrei trovato un altro duetto per la serata.
Syria: E con chi me tocca canta’ questa volta? Co’ er Piotta?
Peroni: Un gruppetto che produco, i Finley.
Syria: Oh, almeno questi so’ giovani! E dopo che devo fa’?
Peroni: Il solito. Canti e in cambio gli fai tre pompini dietro le quinte.
Syria: Ma i Finley non erano quattro?
Peroni: Quello col ciuffo dice che sta bene così.
Già, le cose non stavano andando bene per Syria, e quell’album così “elogiato dalla critica” di cover indie italiane (“Ma guarda che me fanno canta’… Marta coi cubi! Nun vojo che Clara!”) non ottiene il successo sperato. E Syria diventa Airys, un’attempata hipster vipparola che zoccoleggia nella Milano-da-sniffare credendo di trovarsi a una festa di Vice (non a caso il video del primo singolo, “Esco”, lo concede in anteprima su Diedlastnight, un posto übercool per persone con frangette lunghissime che indossano solo lycra). Tuttavia, non ci casca nessuno e la trasformazione electrofuffa suscita solo l’ilarità della Twittersfera. Tanto vale fare il gesto estremo: mostrare le zinne nuove.
E ora, cari amici, cos’altro dobbiamo aspettarci da una donna che fa divertire i bambini in un programma su Nickelodeon e poi li vuol far diventare ciechi denudandosi su Rolling Stone? Quale nuova trasformazione porterà a termine Syria Airys per la prossima stagione? Cambierà nome in TAFKAS (The Artist Formerly Known As Syria)?
Che donna sfaccettattissima.
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